cose dell'altro mondo recensione paola palombi

Cose dell’altro mondo

Titolo: Cose dell’altro mondo
Regia: Francesco Patierno
Sceneggiatura: Diego De Silva, Giovanna Cock, Francesco Patierno
Attori: Valerio Mastrandrea, Diego Abatantuono, Valentina Lodovini.
Anno: 2011

Cose dell’altro mondo è una bella commedia visionaria, apertamente ispirata a A Day without a Mexican, un film del 2004 diretto dal regista Sergio Arau.

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Cose dell’altro mondo è un film che mi piacerebbe far vedere a scuola, perché fa ridere e insieme fa riflettere, come tutti i film che mi piacciono di più. La commedia, nel cinema italiano, è sempre stata usata per intrattenere e per educare, perché il carattere dell’italiano non vuole farsi fare la predica ma è pronto a farsi toccare nel profondo, se lo fai con il sorriso.

Cose dell’altro mondo non parla di razzismo, parla di un’intera civiltà affetta da manie persecutorie. Un personaggio pubblico tuona dagli schermi una litania furente quotidiana: il problema che affligge ogni cittadino è riconducibile all’invasione degli immigrati.

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Ambientato in un paesino del Veneto pieno di lavoratori extracomunitari in regola, si consumano giornalmente piccoli e grandi cliché di intolleranza in chiave comica. Il personaggio fulcro di questo malcostume diffuso è quello di Abatantuono, che interpreta un imprenditore di successo, direttore di un’emittente televisiva e anchorman della trasmissione opinionista di punta. Cattolico conclamato, promuove una vera e propria campagna xenofoba attraverso il proprio canale, anche se nel frattempo trae gli unici momenti di piacere con una prostituta africana per cui sembra anche nutrire una certa tenerezza, ed anche la sua attività impiega la metà della sua forza lavoro con lavoratori stranieri. Nel pieno del delirio di pubblica esposizione, durante una sua trasmissione, lancia un anatema pregando Dio di far scomparire tutti gli extracomunitari, rimandandoli a casa propria. Detto fatto, il suo desiderio sarà esaudito. Il giorno dopo la comunità finirà nel caos, priva di manovali, badanti, agricoltori e via dicendo…

La regia è pulita e non offre chiavi di lettura diverse da quelle della sceneggiatura, così com’è stesa e interpretata. Un buon Mastrandrea, equilibrato tra comico e drammatico, e un magnifico Abatantuono, che nel suo personaggio riesce invece a fondere i generi non smettendo, seppure nel suo estremismo, di sembrare addirittura realistico.

Chicca nella sceneggiatura la presenza della mamma Italia (interpretata da Sandra Collodel), smemorata affetta da alteriosclerosi, che al momento opportuno sa però riacquistare la lucidità per rimproverare il figlio Mastrandrea, incapace di prendere una posizione responsabile:

“… Ma non ti preoccupare, non hai preso né da me, né da tuo padre. Noi non siamo mai stati così stronzi.”

Una bella chiave di lettura per uno psicodramma collettivo, che coglie sul vivo un momento quale stiamo ancora vivendo, dal 2011 ad oggi.

Da vedere con molto spirito, anche di riflessione.

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