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EP 1- Come profilare i tuoi alunni

Passeggio nel mio Palazzo della Memoria e nelle luci del tramonto seguo il suono di un pallone da basket.
Arrivo fino ad un campetto che si trova in mezzo ad una zona di campagna, sento i rumori di una partita.
La palla che rimbalza a terra, le scarpe che fanno frizione col terreno durante una finta, il suono sordo del rimbalzo sul tabellone ed il suono più bello.
Il Silenzio che una Palla produce quando entra nel canestro in modo perfetto, senza toccare neanche la rete.

Il Basket è stato un momento importante della mia vita.
Durante l’adolescenza avevo grossi problemi di ansia sociale, uscivo poco, avevo pochi amici.
Poi iniziai a giocare a Basket, e le cose iniziarono a cambiare.
Trovai una mia dimensione, un luogo in cui scoprii di essere bravo e più importante, trovai una Direzione.

Non c’è niente di più importante, per una persona, dell’avere una direzione.

Per questo conservo questo Luogo Immaginario nel mio Palazzo della Memoria.

Per ricordarmi quando sia importante sapere dove sto andando.

Quell’ultima partita di Basket

Una delle partite più importanti della mia vita fu contro la squadra di Velletri.
Quel giorno il nostro giocatore più forte non poteva venire, quindi il viaggio fino al luogo del match fu tremendo.
Eravamo sicuri che non avremmo avuto nessuna speranza, la tensione ed il dispiacere erano palpabili.
Arrivati nella palestra avversaria successe però una cosa.
Il nostro vice allenatore mi prese in disparte e mi disse qualcosa che non avrei mai più dimenticato:

“Andrea, oggi sono tutti preoccupati perché manca Ivano, ma non sanno che il nostro giocatore più forte in realtà sei tu.
Loro non l’hanno capito, tu nemmeno, ma io si.
Per questo oggi puoi dimostrare a tutti chi sei davvero.”

Queste parole attivarono qualcosa in me, qualcosa che come aveva detto il vice allenatore neanche io avevo capito ci fosse.
Quella volta segnai 20 punti da solo, realizzai non so più quanti assist, segnai persino 2 punti di spalle.
Fu una partita magica, non ho mai più rivissuto un momento come quello.
All’epoca non capii cosa fosse successo, ma dopo tanti anni e tanto studio ho capito.
Il mio vice allenatore mi aveva “riconosciuto” e aveva attivato la mia giusta Leva Motivazionale.

Artigianato Educativo, Personalità ed Emozioni

L’artigianato educativo è uno strumento che ho appreso studiando insieme al fu Vincenzo Masini, promotore della scuola di counseling PREPOS e in assoluto una delle persone più intelligenti che abbia mai incontrato.
L’artigianato educativo è uno strumento di Profilazione, il cui scopo è classificare le persone secondo diversi Tipi che si incastrano tra loro in un sistema relazionale molto preciso.

Questa classificazione si basa sulle famiglie emozionali, divise in 7 gruppi da cui escono fuori 7 “personalità”, e dall’analisi del tipo di Risposta fisiologica che un individuo sceglie
(Controllo, Attivazione, Arousal), e sono:

Lo scopo di questo articolo non è sviscerare a fondo ciascuna di queste personalità, perché non basterebbe un libro in realtà, ma solo suggerire che all’interno di una Relazione tra Maestro e Allievo è imperativo capire qual è la Personalità di entrambi i partecipanti al gioco relazionale.
Secondo l’Artigianato Educativo infatti le Relazioni non sono mai libere, ma seguono uno schema preciso che precede la percezione delle Informazioni che entrano nel Contesto in cui Maestro e Allievo si muovono.

Un Avaro ad esempio si relaziona bene con un Apatico ed un Emozionale, ma si scontra facilmente con un Invisibile ed un Delirante.
La personalità di un allievo e quella del maestro fanno parte di questo gioco dei ruoli ed è importante tenerne conto perché le performance ed il mood della classe ne saranno pesantemente influenzati.

Quando ho studiato questo sistema ho avuto modo di riflettere su tante situazioni che ho vissuto nella mia vita, tra cui quella partita di Basket che fu tanto importante per me.
Ciò che compresi fu che il vice allenatore, senza saperlo, aveva comunicato nel modo corretto con la mia Personalità base, ovvero l’Invisibile.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”

Un Bambino o un Adolescente Invisibile ha tanto dentro di sé, osserva, impara, cresce.
Ma non fa emergere nulla.
Nessuno si accorge di lui o lei, se non quando fa qualcosa di strano, e allora spesso ne viene deriso oppure suscita incredulità, esattamente come resteremmo increduli davanti un albero che inizia a parlare o un muro che inizia a ballare.
Entrambe queste due reazioni spaventano l’Invisibile, che non è equipaggiato con gli strumenti sociali necessari per relazionarsi con l’altro.
E quindi… si chiude ancora più in se stesso, continuando a vivere e crescere senza che nessuno si accorga di lui o lei.

Ma il mio vice allenatore superò la barriera che avevo messo, che mi spingeva a non farmi notare ed utilizzò l’unica arma che funziona davvero con gli Invisibili: il Riconoscimento.
Come scritto nel Piccolo Principe, “L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Ci concentriamo troppo spesso sulla superficie di una relazione, ma è andando oltre le strutture che costruiamo inconsapevolmente che possiamo conoscerci davvero.

Ciascuna personalità richiede un preciso approccio comunicativo su cui basare una relazione:

Questi strumenti sono solo alcuni di quelli che è possibile usare e rappresentano soprattutto delle indicazioni.
Il modo in cui si può restituire “Responsabilità” ad un adesivo può variare a causa di molti fattori, così come la strategia più adatta per canalizzare la rabbia di un Ruminante.

Ciò che mi preme sottolineare è come nella relazione che nasce in una classe tra un Insegnante ed i propri allievi tutto questo sia difficile da prendere in considerazione, comprensibilmente.
Ma è di vitale importanza, per gli insegnanti, soprattutto oggi che la Didattica a Distanza spinge a vivere la relazione con gli allievi in modi diversi, tenere a mente che la Motivazione è sempre personale e che l’unico modo che ha un insegnante per smuovere i propri alunni e dare loro gli strumenti che useranno nel modo più naturale.

Gamificazione in classe: Chi sono i tuoi alunni?

Uno dei modi con cui l’artigianato educativo può essere usato in una classe attraverso la Gamificazione è l’idea di costruire dei Team, come accade nei giochi di ruolo.

Il problema più grande in una classe è che gli alunni ricevono tutti lo stesso insegnamento, a prescindere da quale sia la propria leva motivazionale o, appunto, la propria Personalità.

Ma una classe è sempre una dinamica relazionale, così come lo è il rapporto con l’insegnante o quello con i compagni e le compagne.

Imparare a riconoscere la persona che si cela dietro la maschera dell’alunno può dunque essere il primo passo per spingere un allievo a sentirsi parte del processo di apprendimento in modo attivo, e non passivo come avviene di solito.

Se un tuo alunno è un ruminante potrebbe essere portato per la leadership, così come un avaro potrebbe concentrarsi maggiormente sulla qualità dei compiti da svolgere.
Un adesivo potrebbe essere ottimo per fare da collante in un team perché è qualcosa che gli viene naturale fare, mentre un emozionale potrebbe agire in equilibrio con un avaro per stemperare la tensione durante un lavoro di gruppo.
Un delirante potrebbe ampliare gli orizzonti di ricerca per aumentare le performance globali, soprattutto se messo a contatto con un Invisibile di cui potrebbe far emergere qualità nascoste.
Infine, un apatico potrebbe aiutare tutti ad apprezzare anche del tempo passato a non far nulla.

Un insegnante che fosse in possesso di uno strumento come l’Artigianato Educativo sarebbe in grado di comprendere in pochi step i “tipi” che ha davanti, e modulare la propria didattica sulle persone che ha davanti e non solo sugli Obiettivi formativi imposti dal ministero.
Perché quando si è in classe, il ministero è lontano.
I tuoi alunni, invece, sono proprio davanti i tuoi occhi.
Sei in grado di vederli davvero, come il mio vice allenatore riuscì a vedere me durante quella bellissima partita di Basket?

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