Babbo-Natale-esiste

Di quando ho scoperto che Babbo Natale esiste davvero

Episodio speciale della Soglia Letteraria dedicato al Natale e alla verità su Babbo Natale.

Episodio spin-off dedicato al Natale, cronologicamente slegato da quanto avete letto fino ad ora.

Una cosa di cui sono sempre stata convinta

Sapete quelle persone che sviluppano fin da piccoli una certezza assoluta a cui si mantengono fedeli nel corso di tutta la loro esistenza e da cui traggono la forza per andare avanti qualsiasi cosa accada loro? Ebbene, io sono stata tra quelle persone. E la cosa di cui sono sempre stata convinta è l’esistenza di Babbo Natale.

Sì, il vecchio signore con la barba bianca, il vestito rosso, il sacco pieno di regali che la notte della Vigilia di Natale viaggia per il mondo per portare gioia ai bambini. Ci ho sempre creduto. E crederci mi ha sempre fatta sentire felice.

Ma arriva sempre il momento in cui qualcuno o qualcosa sono pronti a minare le tue certezze, cercando di strappartele via. È un passaggio necessario – nel mondo delle storie quanto nella vita – per testare valori, carattere, personalità… in poche parole, per crescere. Ed è in queste occasioni che si vede quali valori sono davvero importanti per noi e quali devono essere modificati per diventarlo.

Devo ammettere che quando è arrivato il momento di mettere alla prova la mia certezza sull’esistenza di Babbo Natale, non è andata poi così tanto bene.

Parenti serpenti

Era la Vigilia di Natale dei miei 8 anni. Come sempre, ero insieme ai tanti parenti riuniti per mangiare e aspettare la mezzanotte per l’arrivo di Babbo Natale con i regali. Ero felice e spensierata, pronta a divorare qualsiasi cosa quando arrivò mio cugino che con aria grave mi portò in un’altra stanza dicendomi che doveva confidarmi una cosa importantissima. Una volta ottenuta la necessaria privacy, dichiarò:

-Babbo Natale non esiste-.

La sua espressione voleva essere infelice e desolata, ma tradiva un certo compiacimento. Non so dirvi se derivasse dalla soddisfazione di aver capito qualcosa che io ignoravo o proprio dalla gioia che gli procurava la mia sofferenza.

-Ma… non è possibile! Arriva ogni 24 dicembre a mezzanotte a portarci i regali…- provai a ribattere.

-È mio padre che si traveste e che ci porta i pacchi comprati dai nostri parenti per noi-.

Il dubbio si insinuò subito. Anche se iniziai a piangere e a strillare che non poteva essere vero, una parte di me da subito gli credette. L’altra si convinse quella sera stessa quando iniziò a fare attenzione a una serie di cose che prima erano sempre passate inosservate: la semioscurità, i tentativi dei grandi di distrarci a cantare Tu scendi dalle stelle, mio zio scomparso e Babbo Natale che non parlava, né si avvicinava troppo.

Da quella Vigilia per me cambiò tutto. Con il tempo, alla consapevolezza che Babbo Natale non esiste, si è aggiunta anche la perdita progressiva dell’aurea magica che avvolge le festività natalizie. Complici la perdita dei nonni, di alcune tradizioni, di problemi sentimentali e professionali che ognuno di noi incontra nel corso della vita. Il Natale aveva smesso di esistere a poco a poco insieme al suo massimo simbolo e rappresentante.

Qualche anno dopo nello SfogliaCaffè, il 24 dicembre

Ho talmente perso lo spirito del Natale che da qualche anno non lo festeggio più in famiglia, ma rimango sola nello SfogliaCaffè a leggere libri. È un periodo dell’anno che mi intristisce e a stento riesco a sopportare le decorazioni del locale. Le uso solo perché costretta da Simona. Lei sostiene che non possiamo portare avanti un negozio ignorando il Natale. L’unica cosa su cui sono riuscita a impormi è il rifiuto di inserire qualsiasi decorazione ricordi Babbo Natale. Qualche anno fa, Simona voleva organizzare un grande evento con un finto Babbo Natale travestito che distribuiva libri gratis ai bambini, ma io non ero d’accordo. Il problema non erano i libri gratis, ma il finto Babbo Natale. Non volevo un fake. Non avrei alimentato l’illusione di nessuno. Alla fine, ci siamo accordate per un book crossing al buio fatto su estrazione. Così manteniamo vivo il business, ma senza traumi per me.

Anche quest’anno, sono qui nel mio caffè seduta sulla poltrona intenta a leggere Il gioco di Gerald di Stephen King. Sì, niente roba natalizia, ma solo opere inquietanti. Mancano pochi minuti a mezzanotte. Decido di chiudere il libro e di aspettare l’arrivo del 25 prima di andarmene a dormire. Come ogni anno, penso a come vivevo questo momento da bambina e il ricordo mi provoca sempre un po’ di malinconia. Molte cose sono cambiate. Chissà se quest’anno mi capiterà di passare il Natale in compagnia di Dante o di qualcuno di nuovo. Questa sì che sarebbe un’esperienza da raccontare.

Mentre sono immersa in questi pensieri, vedo l’orologio dietro il bancone segnare la mezzanotte. Eccoci qui, è arrivato Natale. Chiudo il libro e sto per alzarmi quando all’improvviso una voce profonda e tenebrosa chiama il mio nome.

-Chi è?- balbetto alzandomi e guardandomi intorno senza vedere niente e nessuno. Ho i brividi.

-Stanotte riceverai la visita di tre personaggi- mi tuona la voce. -E ritroverai ciò che hai perso da tanto tempo-.

-Quello che ho perso da tanto tempo?- ripeto chiedendomi a cosa si riferisca.

Ho perso tante cose nel tempo e non mi aspetto che qualcosa (o qualcuno) ritorni. D’altra parte, tutto ciò che è rimasto indietro probabilmente doveva rimanere indietro.

-Sì. Stanotte, ritroverai quello che hai perso-.

-Di cosa si tratta?- chiedo con voce più ferma, spinta dalla curiosità.

In risposta, ricevo solo il silenzio. Guardo il libro di Stephen King abbandonato sulla poltrona. Dall’anno prossimo, vado di fantasy.

Il primo ospite

Il primo ospite arriva verso l’una, quasi un’ora dopo aver sentito la voce.

È stata un’attesa abbastanza gravosa. Non sono riuscita a chiudere occhio e sono rimasta ad aggirarmi nello SfogliaCaffè irrequieta. Avrei voluto distrarmi leggendo (non King), ma non sono riuscita a concentrarmi. Ho acceso la tv, ma nessun film o serie ha catturato la mia attenzione. Ho continuato a chiedermi a che cosa si potesse riferire quella voce e a domandarmi chi avrei visto. Di tutti i nomi che mi sono passati per la testa, non avrei mai immaginato che potesse arrivare chi è arrivato. Anche perché non avevo idea di chi fosse.

Dopo il familiare scoppio, mi sono ritrovata dietro il bancone un uomo elegantemente vestito secondo la moda di inizio Ottocento. Anche il taglio di capelli scuri rivela la sua estraneità al nostro secolo. Il volto è quadrato, ma mi risulta del tutto ignoto. Lo guardo un po’ imbarazzata nel non saperlo riconoscere. Lui, invece, mi sorride.

Good evening, miss. È un piacere conoscerla. Mi permetta di presentarmi: sono Washington Irving e vengo da Manhattan-.

Irving. Il nome non mi suona nuovo, ma non riesco a collegarci alcuna opera.

-Buonasera… signor Irving… piacere mio- balbetto quindi cercando di fare finta di niente.

-Sono qui per consegnarle un messaggio-.

-Sì, per farmi ritrovare la cosa che ho perduto-.

Lui mi sorride.

-Lei sa che oltre al mio romanzo più famoso, La leggenda di Sleepy Hollow, ho dato alle stampe anche un libro intitolato A History of New York?-.

-Oh… be’… A History of New York… ehm…-.

L’imbarazzo è tanto. Ma non posso mentire su una cosa del genere. D’altra parte, devo cercare di trovare quel che ho perso, no? Già così non ho idea di che cosa mi aspetti, se inizio anche a fingere di sapere devo cercare quello che non so e quello che ho perso: rischio di arrivare fino a Natale dell’anno prossimo!

-Mi dispiace, in realtà non lo conosco-.

-Be’, è un vecchio racconto a metà tra la satira e la storia, non credo che abbia avuto molta fortuna al di fuori degli USA. Non importa se non conosce l’opera intera, quello che ci interessa stasera è la parte in cui narro della leggenda di Sinterklaas arrivata in città dai suoi fondatori, i coloni olandesi-.

-Mi trova impreparata anche su questo-.

-È una leggenda molto antica legata alla figura di San Nicola. Sembra che il santo una volta all’anno, di notte, passasse di casa in casa a distribuire doni ai bambini-.

-Oh cielo! Lei è qui per raccontarmi come è nata la figura di Babbo Natale!-.

-No, io sono qui per parlarle di come ci siano storie che raccontano della figura di Babbo Natale. Una figura avvolta nel mistero, certo, ma presente da sempre in tante culture del mondo. E se una storia viene raccontata così tanto, allora, è probabile che un fondo di verità ci sia, non trova?-.

Sono un po’ confusa. Quelle parole hanno poco senso per me.

-Mi scusi, ma quindi lei è venuto fin qui per dirmi che Babbo Natale esiste?!?- suono molto più scettica di quanto non vorrei.

Irving mi sorride.

-Le sto dicendo di lasciar andare il razionale e la concretezza. Apra la mente alle possibilità e ascolti quanto le verrà detto stasera senza giudizio. È l’unico modo in cui potrò ritrovare quello che ha perso-.

-Ma quello che ho perso sarebbe Babbo Natale?- chiedo.

-Si tenga aperta alle possibilità-.

E mentre continua a sorridermi, scompare nel nulla e io mi ritrovo di nuovo sola.

Riflessioni

Rimango abbastanza interdetta. Possibile che dopo tutti questi anni, io stia per scoprire che Babbo Natale in realtà esiste davvero? È lui quello che ho perso e che mi è mancato in tutti questi anni? Pensavo fosse qualcosa di un po’ più importante… magari persone che amavo e che non ci sono più o la mia sicurezza, non di certo Babbo Natale! Non che Babbo Natale non sia stato importante per me, ma ormai sono cresciuta con l’idea che non esista. Non può essere vero. Anche perché chi me lo dice? Washington Irving? Una voce uscita dal nulla? È anche vero che ormai ricevo visite di autori e personaggi da mesi. Sarebbe così strano se mi dicessero che Babbo Natale esiste? Ma allora perché in tutti questi anni non mi sono accorta di questa cosa, anzi ho avuto sempre più conferme del contrario?

Sono lì a interrogarmi su cosa sia reale e cosa non lo sia, su cosa sia possibile e cosa improbabile che non mi rendo conto che è passata più di un’ora. Improvvisamente, sento il solito rumore meccanico provenire da dietro le mie spalle e vedo lo SfogliaCaffè riempirsi di luce. Mi giro e vedo un uomo imponente seduto su uno dei divanetti. La sua figura è circondata da un’aura splendente. È anziano, ha barba e capelli lunghi e bianchi e una benda sull’occhio. Questa volta non ho problemi a capire chi ho davanti, ma mi sento comunque in imbarazzo. Non so bene se inchinarmi o meno.

Il secondo ospite

-Buonasera… Odino, signore-.

Il dio sorride compiaciuto. Io cerco di sorridergli accennando una piccola riverenza. Non so bene che cosa si aspetti in una circostanza simile. Non so neanche se dargli del tu, del voi o del lei.

-Non c’è bisogno di presentazioni, dunque, giovane donna umana. Sai perché sono qui?-.

Tu, lei o voi?

-Ha un messaggio per me? Per aiutarmi a ritrovare… Babbo Natale?- (ho optato per il lei).

-Conosci le storie legate alle battute di caccia nel periodo di Yule e alla tradizione che poi si è diffusa presso le popolazioni nordiche a me fedeli?-.

-Ehm… stiamo parlando di qualche tipo di rito di passaggio? Una festività nordica del mondo antico? Perché ammetto di non saperne poi molto… -.

-Potresti definirlo un rito di passaggio, sì. Utile per celebrare la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno. Noi esseri soprannaturali ci dedichiamo alla caccia, mentre i bambini umani preparano viveri per nutrire i nostri cavalli lasciandoli all’interno di calze nelle loro case. Sleipnir ha talmente apprezzato che ho iniziato a ricompensare la generosità dei piccoli umani con dei doni ogni anno-.

-Quindi… mi sta dicendo che è lei Babbo Natale?-.

-No, no, no. Io sono un dio e non c’entro nulla con il Natale. Ma so che non sono l’unico ad aver ricompensato la generosità dei piccoli umani con dei doni-.

-Quindi, lei ha sentito parlare di Babbo Natale? Lo conosce?-.

-Non conosco nessuno con questo nome. Ma ho sentito tante storie che risalgono a tempi primordiali che riguardano esseri ben più antichi di me. Confesso di esserne invidioso e avrei tanto voluto che la mia fosse un’idea originale. Ma così non è stato e va bene in questo modo. Il bene non può agire attraverso un’unica entità-.

Se possibile, sono ancora più confusa. Quindi, Odino non è Babbo Natale, ma mi sta praticamente dicendo che esiste un Babbo Natale e che si tratta di una specie di agente del bene.

-Quindi, quello che sentivo da bambina era giusto? Esiste un Babbo Natale nel mondo?-.

-A questo non posso rispondere. Posso dire che c’è tanto altro oltre la dimensione terrena che non conosciamo neanche noi esseri divini. Ma non per questo, ci chiudiamo alle possibilità. Vai oltre il reale, giovane donna-.

E poi scompare.

Riflessioni – parte seconda

Mentre cerco di riabituarmi alla penombra in cui Odino ha lasciato lo SfogliaCaffè, la mia mente continua ad arravogliarsi intorno a un pensiero. Quindi è come pensavo: tutto questo momento alla Charles Dickens serve per restituirmi l’idea che Babbo Natale esiste.

Sembra una cosa stupida, detta così, ma più ci penso, più mi rendo conto di quanto quella scoperta sia stata traumatica per me o per tutti i bambini. Non tanto perché per la prima volta ci si rende conto di quanto si è esposti alla manipolazione delle bugie degli adulti, ma anche perché ci si scontra brutalmente con la realtà. Ed è vero che questo è il mondo in cui viviamo e queste sono le sue regole, ma questa scoperta a un costo: la perdita dell’incanto dell’esistenza. Tutto inizia a essere terribilmente concreto, razionale, finito, limitato. E con il passare del tempo questa sensazione non ha fatto altro che ingigantirsi. Ho ingabbiato la mia immaginazione in un recinto e mi sono costruita un caffè letterario come via di fuga.

Ritrovare Babbo Natale potrebbe darmi la possibilità di sentire nuovamente quel pizzico di magia che costituisce la base della vita. L’ultimo ospite della serata dovrà darmi una risposta concreta. Per forza. Lo aspetto con ansia fin quando l’orologio non segna le tre del mattino. Dopo il solito rumore, vedo una figura apparire tra i tavolini. Si muove incerta tra le sedie, toccandole prima con le mani. Mi rendo conto che dove si trova lui deve essere ancora più buio, quindi vado verso l’interruttore per accendere la luce. Ma anche quando lo faccio, non sembra essere d’aiuto.

Mi avvicino. La figura mi dà le spalle. Dai capelli lunghi e bianchi capisco che si debba trattare di un anziano. Indossa una tunica fermata in vita da una cinta: il tipico abbigliamento greco-romano. Sto per imbattermi in un poeta del mondo antico?

Il terzo ospite

-Buonasera signore, benvenuto- gli dico per rivelargli la mia presenza.

Lui si gira lentamente verso la mia voce. Ora che posso vederlo in faccia, mi rendo conto che è sì un uomo anziano, ma la prima cosa che leggo sul suo viso è l’esperienza. Ha la barba lunga e mossa, profonde righe sulla fronte e il suo sguardo è perso nel vuoto. Mi rendo conto che è cieco. E anche di chi è.

-Buonasera, giovane imprenditrice del Ventunesimo secolo. Mi scusi la goffaggine dei movimenti, ma non sono molto a mio agio in ambienti che non conosco. Il mio nome è Omero e sono venuto qui per portarti un messaggio-.

Omero è arrivato allo SfogliaCaffè! Quindi, esiste! Almeno lui, esiste!

-È un piacere conoscerla, signore. Mi permetta di darle una mano. L’accompagno a sedersi-.

Dopo che ho accompagnato Omero a sedersi nel posto occupato da Odino quasi un’ora prima, mi sento in dovere di offrirgli qualcosa. Omero è la base della tradizione poetica per noi occidentali ed è qui, di fronte a me.

-Posso portarle qualcosa da mangiare o da bere? Un pandoro, magari?-.

Sì, sono nel panico più totale, altrimenti non avrei mai offerto un pandoro a Omero, credetemi. Lui non sembra particolarmente turbato dalla mia offerta, ma ovviamente rifiuta.

-Sei gentile, giovane imprenditrice dalla voce calda, ma non sono qui per consumare cibi il cui nome mi risulta oscuro. Sono venuto per darti l’ultima informazione che ti serve per comprendere quanto hai vissuto questa notte e mi accingo a farlo. Interrogami pure, come il pellegrino con l’Oracolo di Delfi-.

Ci sono tantissime domande che vorrei fare a Omero. Potrei chiedergli prove per la risoluzione della questione omerica. Così avrei modo di pubblicare saggi e articoli e diventare un pezzo grosso del mondo accademico. Ma non credo che sia questo il motivo per cui lui è qui. Quindi, meglio andare dritta al sodo.

-Ok…ehm… Babbo Natale esiste?-.

-Ci sono storie che risalgono alla notte dei tempi in cui si parla del Donatore trainato da renne. Sono racconti del mondo antico che sono giunti alle mie orecchie e che avrei voluto mettere per iscritto. Poi scelsi la storia di Ilio e di Odisseo. Sai, mia giovane imprenditrice, la guerra e il viaggio sono argomenti più popolari. Volevo la gloria eterna e la fama. Ah, la vanità di un vecchio cantore! Ma sapevo che la storia del Donatore avrebbe saputo imporsi nel mondo. E avevo ragione-.

-Ma si parla sempre di storie, racconti… non c’è nulla di vero o di documentato… questo non mi fornisce alcuna prova dell’esistenza di Babbo Natale-.

-Esattamente come non si ha prova dell’esistenza di Troia o delle imprese di Odisseo, eppure tutti li conoscono e tutti li considerano reali. Perché? Perché il problema non è se siano veri o meno. Quello che conta è ciò che dicono dell’essere umano, il messaggio che portano con sé. Con il Donatore è la stessa cosa. Ci sono storie antiche che potrebbero essere vere, come non esserlo. Non ci è dato saperlo. Ma cosa ci comunica il Donatore, cosa ci trasmette?-.

-Rende il mondo magico. Dà speranza-.

-E ti sembra una cosa così tanto irreale?-.

Esiste Babbo Natale? La verità

Sorrido. Finalmente ho capito e non appena realizzo questo, mi rendo conto che Babbo Natale esiste davvero. Non so dire se sia un uomo vestito di rosso che va in giro di notte a bordo di una slitta, ma so che è lo spirito con cui dovremmo guardare la nostra vita ogni giorno.

Omero mi lascia poco dopo che l’ho ringraziato. Sa che il suo compito ormai è finito. Ho ritrovato ciò che avevo perso: la speranza. Ora posso andare finalmente a dormire, ma non prima di aver scritto un messaggio a Simona.

“Domani mattina, Babbo Natale distribuirà libri ai bambini per strada davanti allo SfogliaCaffè. È tempo di nuove tradizioni!

P.s.: Tranquilla, da Babbo Natale, mi vesto io!”

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