La-Soglia-Letteraria-Romeo-e-Giulietta-ai-giorni-nostri

Per caso hai visto Romeo?

Giulietta è alla ricerca di Romeo e sta per compiere un gesto disperato.Si può fermare? Si può cambiare l’opera di Shakespeare?

Vi ricordate cosa è successo nella puntata precedente? Rinfrescatevi la memoria cliccando su questo link!

Chi cerca e non trova

-Dov’è Romeo?- mi grida la ragazza dai lunghi capelli castani.

Io rimango completamente immobile con lo sguardo fisso sulla punta del coltello così pericolosamente vicina al suo stomaco. Simona è altrettanto paralizzata accanto a me. La sua capacità di parlare sembra essersi esaurita dopo aver urlato il mio nome.

– Non sono dove dovrei essere! Il frate mi ha detto che, una volta sveglia, sarei stata nella tomba dei miei antenati e avrei trovato Romeo ad aspettarmi. E invece sono in questo… macello- dice dopo aver dato un’occhiata in giro (in effetti c’è confusione! Credo che Simona stesse preparando i taglieri e abbia buttato qualcosa a terra dopo aver visto Giulietta).

Ma io riesco a sentirla solo in parte. Mentre lei mi guarda con gli occhi pieni di lacrime, io penso solo che non posso crederci. Mi ero appena abituata ad avere Dante che scorrazza per lo SfogliaCaffè, ed ecco comparire un altro personaggio… Tra l’altro, è davvero un personaggio! Non è mai esistita una Giulietta se non nella poesia della tragedia di Shakespeare. Prima ancora era narrazione a metà tra l’orale e lo scritto. Eppure, eccola qui, davanti a me. Pronta a suicidarsi.

– Ma mi volete rispondere, per l’amor del cielo?- urla disperata battendo i piedi sul tavolo. 

Simona mi guarda. Nei suoi occhi leggo solo confusione. E una preghiera: “Non farla uccidere nella cucina”. (Forse è un mio pensiero?!). Devo agire. Sì, devo agire. 

– Ehm… allora, perché non proviamo a calmarci un attimo e mettiamo giù il coltello?- propongo. 

– Ma come faccio a calmarmi se l’amore della mia vita non è con me e io non sono dove dovrei essere?- strilla Giulietta chiudendo gli occhi mentre parla. 

– Hai ragione, non è semplice…- le concedo. – Però vorrei che tu abbassassi il coltello. Sarebbe molto più semplice spiegarti la situazione se non vedessi quel coltello così vicino al tuo corpo -.

– Ma voi non capite! Se Romeo non è qui, io sono perduta! Meglio la morte che vivere senza di lui e sposare Paride -.

– Non devi sposare nessuno qui…-

-Dov’è Romeo?-

-Senti, io vorrei davvero che tu abbassassi quel coltello-.

-Dov’è Romeo?- 

-Io devo spiegarti un po’ di cose…-

-Dovete dirmi dov’è Romeo!-

-… ma se abbassassi quel coltello, sarebbe tutto più semplice…-

-Dov’è Romeo?-.

-Non c’è Romeo!- urlo. 

Silenzio. Ora anche Giulietta si è immobilizzata. Il volto deformato dal dolore e dal pianto lascia spazio a un’altra emozione, lo sconcerto.
È completamente spaesata e la sua espressione la fa sembrare quasi una bambina.

Ed è allora che mi ricordo che non ha neanche 14 anni… e io che pensavo che solo le adolescenti di oggi sembrassero ventenni! 

Giovane. Innamorata. Spaventata. In preda a manie di suicidio. Ora capisco. C’era solo una cosa che non dovevo dire. E l’ho detta. 

-Senti, mi disp…- provo a dirle.

Ma Giulietta mi interrompe.

-Se non mi accoglieranno le braccia di Romeo, allora cadrò in quelle della morte- sentenzia.

-NO!- grido mentre lei allontana da sé il coltello per preparare il colpo.

Quando provo ad avvicinarmi per fermarla, sento un rumore molto forte e prima di poter realizzare, vedo Giulietta accasciarsi a terra.

Sopra di lei, c’è Simona con in mano il mocio.

Credo di non aver mai acquistato qualcosa di così utile in vita mia. 

-Senti, qui dobbiamo rivedere un po’ a chi servire alcolici…va fatta una selezione, direi!-.

Mezz’ora dopo…

Con l’aiuto di Simona ho portato il corpo inerte di Giulietta sopra lo SfogliaCaffè dove c’è un monolocale che ho adibito a casa (sì, io vivo sopra il mio luogo di lavoro).

La ragazza è stesa sul divano e respira normalmente.
Non credo che stia avendo una commozione celebrale o roba simile. Almeno spero. Dovrei cercare di svegliarla?!

Fortunatamente, mentre la mia testa rimbalza tra un proposito e l’altro, Giulietta si muove. Il volto cambia espressione e sembra diventare sempre più consapevole dell’esterno.

Ho appena il tempo di dare un’occhiata tutto intorno per vedere se ci siano oggetti contundenti nei paraggi che i suoi occhioni grandi e castani si aprono. Mi guarda.

-Prima che ti venga il panico di nuovo, aspetta un attimo e ascoltami!-.

Sono solo lontanamente consapevole del fatto che le mie braccia siano sollevate all’altezza delle spalle, in un gesto di resa.

-Tu ora sei lontana da casa. Non sei a Verona, ma nel mio caffè letterario. Non so spiegarti il perché.  Ogni tanto succede che si materializzi una persona qui da altri luoghi. Ma tra poco dovrebbe passare-. 

Lei mi guarda un po’ dubbiosa. Poi mi chiede:

-Quindi, tra poco tornerò nella tomba di famiglia e ci sarà Romeo ad aspettarmi?-.

-Esatto-.

In realtà non ne ho idea.
Non ho mai chiesto a Dante da dove venga o dove ritorni (perché non l’ho mai fatto?), ma non saprei comunque cosa risponderle visto che lei non è mai esistita.
Tornerebbe solo a essere parte della sua storia. 

Non mi sento molto bene all’idea di averle mentito, ma per la prima volta da quando è arrivata, il viso di Giulietta si rilassa e spunta un sorriso grande e… felice!
Credetemi quando vi dico che la sua espressione in questo momento è di pura gioia. 

-Quindi presto rivedrò il mio Romeo. Mi verrà a prendere, fuggiremo insieme e potremo vivere come marito e moglie liberamente-. 

Sfidare Shakespeare?

Io credo che voi tutti possiate immaginare come mi sto sentendo in questo momento. Sono intenerita da questa ragazza e allo stesso tempo sento tutta la tristezza che deriva dal sapere che cosa avverrà.

Un attimo… posso cambiarlo? Ho qualche possibilità di rivoluzionare l’opera di Shakespeare?
So che non mi dovrei azzardare perché non stiamo parlando di un autore che puoi riscrivere… La tragedia funziona con quel finale, ma a livello umano?
È giusto far morire questa ragazza? Magari potrei provare a farla ragionare… se ci arrivasse da sola?

-Ascolta Giulietta… Io capisco il sentimento che provi. Ma prima tu stavi cercando di ucciderti-.

-Sì, la mia vita non ha senso senza Romeo-.

-Ecco- sospiro rumorosamente mentre cerco di ripetermi “Ha 14 anni. Ha 14 anni. Ha 14 anni”. -Sicuramente il tuo amore per Romeo è molto importante, ma non è la sua presenza a dare valore alla tua vita-.

-Sì invece-.

“Ha 14 anni. Ha 14 anni. Ha 14 anni”.

-Ma no, la tua vita ha il suo valore. L’amore la arricchisce, ma non la completa. Dovrebbe essere completa di suo-. 

-L’amore per Romeo è il senso della mia vita-.

“Ha 14 anni. Ha 14 anni. Ha 14 anni”.

-L’amore dà senso alla vita, ma in senso assoluto, generico… L’amore per una persona sola non dovrebbe dare senso alla tua esistenza-.

-Se dici così, significa che non sei mai stata innamorata e non hai idea di che cosa sia l’amore-.

Persone e personaggi

Questo mi infastidisce.

Giulietta deve notare qualcosa nel mio sguardo perché si volta con quel fare tipico degli adolescenti quando sanno di essersi spinti troppo oltre, ma vogliono comunque continuare a fare gli orgogliosi.

Io resto immobile a fissarla.
Il battito del cuore accelera, le mani mi formicolano.

Distolgo lo sguardo e vado a sedermi su uno degli sgabelli che ho al bancone di fronte al piano cottura.

Che cos’altro potevo aspettarmi? Che le mie parole potessero essere più forti del carattere delineato dalla penna di Shakespeare?

Giulietta è nata per rappresentare quell’amore assoluto che si può ritenere vero quando si è adolescenti. Non è reale, non ha sfumature; ha un obiettivo ben preciso a cui è legato il suo essere e io non posso mettermi a ragionare con una finzione. E non dovrei neanche prendermela per quello che mi dice una finzione. Eppure niente di tutta questa storia mi appare non reale. 

-Sono stata un po’ scortese, mi dispiace. È che Romeo è davvero importante per me e se non lo trovo, sarò costretta a sposare Paride, ma non voglio! Oltre al fatto che sono già sposata. E sono stata abbandonata da tutti. Sembrava un piano perfetto e mi aveva dato speranza… e ora mi ritrovo qui e non capisco più nulla. E sono sola!-.

Giulietta si avvicina e si mette di fronte a me. Mi guarda dritta negli occhi e sta piangendo (era felice meno di 3 minuti fa!).

La guardo e automaticamente penso “Ha 14 anni”. Ma non so manco più che cosa significhi, in realtà. 

Forse da dove viene, in realtà Romeo si è già ucciso. Non ho potere contro Shakespeare.

-Lo capisco. Ma mi dispiacerebbe se tu facessi sciocchezze istintive per questa cosa-.

Sono ancora turbata, ma non sono arrabbiata con lei. 

-Se tu mi dici come fare a tornare da Romeo, non farò nessuna sciocchezza, promesso! Voglio solo essere stretta tra le sue braccia-.

-Dobbiamo solo aspettare. Non sono in controllo di questa cosa che succede-. 

-E poi sarò da Romeo?-.

-Sì, sarai da Romeo. Però… -. 

Glielo devo dire? Il mio approccio alla lontana non ha funzionato. Devo provare a essere più diretta? O forse dovrei solo affidarmi a William. 

-Però?- incalza lei. 

-Nulla. Spero che quando ti svegli, lui sia appena appena arrivato-. 

Giulietta mi sorride. Mi prende la mano e me l’accarezza. 

-E io spero che tu possa trovare un uomo bello e valoroso come Romeo al più presto-.

“Oddio, speriamo di no” penso spontaneamente mentre le sorrido di rimando. 

In quello stesso momento, suona il mio cellulare. Simona. 

-Simona, scusami, mi sono trattenuta… c’è tanta gente?-.

È agitata. Parla velocissimo. Capisco quello che dice, ma allo stesso tempo mi sembra impossibile registrarlo.

Giulietta guarda incredula il mio cellulare. È probabile che senta la voce meccanica di Simona, ma non capisce bene da dove provenga o chi sia. 

Non riesco a dire nulla, mi limito ad attaccare. 

-Quella voce ti ha detto dove posso trovare Romeo?-.

-No. Quella voce mi ha detto che siamo in lockdown-. 

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